venerdì 14 novembre 2008

un fou noir au pays des blancs

L'altro giorno, durante la lezione di francese abbiamo visto uno spezzone tratto da uno spettacolo teatrale: "Un fou noir au Pays des blancs" (Un buffone nero nel Paese dei bianchi). Scritto e recitato da Pie Tshibanda, racconta delle difficoltà di un immigrato congolese che vuole vivere legalmente in Belgio. E' molto divertente. Eccone un pezzetto. Questa storiellina è carina e volendo si può riadattare a ogni contesto.

(traduzione):

Un giorno George Bush muore. E va dritto all'inferno. Là trova Satana ad accoglierlo. Subito Bush gli chiede: Dov'è Bin Laden?
- Non è qui.
- Ma come? Te l'ho mandato con le mie bombe!
- Mai arrivato.

Allora Bush si preoccupa. Bin Laden è ancora vivo! Bisogna avvertire gli Americani!
- Satana, mi fai fare una telefonata?
- Cosa? non se ne parla nemmeno!
- Eddai, sii gentile!
- Vabbé, ma sii veloce.

Bush telefona e appena Obama risponde, lui gli dice più velocemente che può "Attenti, Bin Laden è ancora vivo!" e mette giù.
Satana gli dà subito la fattura.
- Cosa? 10 milioni di dollari?!? Ho parlato per solo 1 minuto!
- Beh, certo, che pensavi? Gli Stati Uniti non sono mica la porta accanto!

In quel momento la Regina d'Inghilterra (anche lei all'inferno), che se ne dormiva tranquilla si sveglia: "Ah, si può telefonare? Anch'io voglio!"
- Ma come - risponde Satana - te ne sei stata buona finora! Vattene!
- No, dai, per favore, fammi telefonare! C'è l'affare di Diana che non è ancora chiaro.. Vorrei sapere a che punto sono con l'inchiesta..

Anche lei quindi prende il telefono e parla per 2 minuti. Alla fine, la fattura.
- 2 milioni di sterline?!? Satana, non sei gentile!!
- Mai stato gentile. Sussù, paga!
E la Regina è costretta anche lei a staccare un assegno.

C'è un terzo che vuole chiamare: Mobutu l'ex dittatore del Congo!
- Eh no, tu no! Hai già rotto abbastanza quando stavi sulla terra!
Ma Mobutu è più veloce, prende la cornetta e chiama. Satana si rassegna. Ma a differenza degli altri due, Mobutu parla per un'ora, tanti sono i problemi del Congo.
Quando mette giù, Satana gli porge la fattura: 3 dollari.

A questo punto Bush si arrabbia per davvero: "Satana! Si sapeva che eri ingiusto di natura! Ma non a tal punto! A noi che abbiamo parlato qualche secondo chiedi milioni; e a lui che ha parlato per un'ora, solo tre dollari?!?"

Satana lo guarda: "Perché ti stupisce? Dall'inferno al Congo.. è un'interurbana!"

giovedì 13 novembre 2008

toga party

Ieri sera toga party. Era da quando ho visto John Belushi in "Animal House" che volevo farlo. L'occasione me l'ha data Ilaria, una ragazza che fa francese e boxe française con me e festeggiava il compleanno.

La serata per la verità era stata programmata diversamente. L'idea base era di andare al Tavernier, locale dove fanno musica (che nelle loro intenzioni dovrebbe essere jazz) ogni mercoledì, e poi alla festa.
Poco prima di uscire però mi arriva il messaggio di Ugo "Sono straaac, non vengo". Poi Luisa mi avvisa che ha perso le chiavi di casa e quindi ha problemi più urgenti a cui pensare. Io penso "chi se ne frega, vado lo stesso al concerto (ormai il biglietto l'avevo preso e la musica mi piace), sto lì un po' e poi vado alla festa".

C'è da dire che andare da solo in un bar e starsene da solo ad ascoltare gente che suona sembra bello nei film, nella realtà non lo è poi così tanto. Ma la musica non era male e dopo un po' qualcuno che conoscevo si è comunque fatto vedere, così non ero proprio solissimo.

Comunque dopo un po' (diciamo un'oretta) ho deciso che poteva anche bastare ed era ora di trasferirsi alla festa di Ilaria. Lì era proprio come in "Animal house", c'era un sacco di gente che conoscevo, musica a palla e dell'ottima sangria. Dopo un paio d'ore però qualcuno ha cominciato ad andare (per esempio Alessandra di Firenze, dicendo "Non voglio fare tardi"), qualche coppia ha cominciato ad appartarsi negli angoli (di una sala peraltro minuscola) e da una fonte non meglio individuata ha cominciato a diffondersi un inconfondibile odore di fumo. Insomma ho pensato che non avevo molto altro da fare lì e ho salutato la festeggiata, ritornando a casa (1 a.m. circa).

Stamattina pensavo: non sarà che, a metà circa dell'Erasmus, la carica iniziale si è quasi esaurita e quindi cominciano a stabilizzarsi i ritmi normali in cui uno non viene perché è stanco, una se ne va perché non vuole tornare tardi e io perché un po' comincio ad annoiarmi (tecnicamente stare fuori fino all'1 il mercoledì vestito con una toga non lo definirei "normale" ma è anche vero che giovedì non ho corsi al mattino)? Oppure è stata solo una serata generale di spleen?

Solo il fine settimana potrà dare risposta.

Per vedere le foto del toga party cliccare sul titolo del post.

lunedì 10 novembre 2008

né qui né altrove

viaggiare mi piace. non lo vedo solo come uno spostamento da un luogo all'altro, ma come un tempo e un ambito un po' fuori dal mondo, da gustare secondo per secondo. una cosa che si può fare, per esempio, nell'attesa di un volo aereo, e poi durante il volo e infine - perché mancano poche pagine e non si può non finirlo - persino sul tappeto mobile che porta all'uscita dell'aereoporto, è leggere.

in questo viaggio di ritorno ho approfittato dell'ennesimo regalo di mia mamma, il nuovissimo libro di gianrico carofiglio, "né qui né altrove". l'ho letto tutto d'un fiato e penso che sia stato giusto: secondo me questa storia - tutta ambientata in un'unica notte barese - è stata pensata per essere letta tutta subito.
racconta di tre amici che si rincontrano dopo anni. parla di un mondo adulto che continua a commettere gli errori dei giovani e ha rinunciato ai grandi sogni in cambio di alcuni ricordi belli e certi piccoli piaceri. è una narrazione profondamente ironica. in più punti mi sono scoperto a ridere abbastanza rumorosamente. è una visione della realtà un po' pessimista e umoristica insieme.
crampish, te lo consiglio. a volte quando leggo carofiglio penso che certe frasi, se tu scrivessi romanzi, potrebbero essere farina del tuo sacco.

mica è solo il "jolly" che non esiste più da un sacco di tempo, mi dissi. e poi proseguii, in una sequenza sconnessa, chiedendomi quando era stata l'ultima volta che avevo fatto una cosa per la prima volta. non trovai una risposta e persi l'equilibrio tra i pensieri. ma sarebbe accaduto altre volte, quella notte

sul mio stesso aereo ha viaggiato l'europarlamentare leghista mario borghezio.
al momento dell'imbarco c'è stato un brevissimo litigio tra lui e un altro signore. quest'ultimo cercava di seguire nella fila (molto disordinata, più che una fila direi un'ammucchiata) la moglie, borghezio cercava di inserirsi.
credo che i due si siano urtati e credo che il signore abbia passato (spero inavvertitamente) la valigia sul piede dell'onorevole.
ne è nato un alterco (il signore non parlava italiano) e borghezio ha detto "lei mi ha spinto, non si azzardi a mettermi le mani addosso" (sinceramente non mi sembra che l'altro stesse tentando di farlo). la cosa è durata circa 3 secondi, perché è immediatamente intervenuto un poliziotto in borghese che si è frapposto tra i due. borghezio è passato, subito dopo è toccato all'altro che ha raggiunto la moglie in fila per salire sull'aereo.

racconto questo episodio senza esprimere commenti, perché davvero non saprei come giudicarlo. non condivido le idee di borghezio e per quel poco che so di lui non mi sembra una persona simpatica. non ero però abbastanza vicino per valutare ragioni e torti. è altamente probabile si sia trattato semplicemente di un po' di spalla contro spalla dovuto alla ressa (chi ha preso il bus misinto saronno alle 7 di mattina sa di che parlo). mi sembra difficile che si sia trattato di un tentativo del signore di provocare il parlamentare. essendo straniero, dubito lo conoscesse.

ultima cosa: laurie e jocelyne mi hanno fatto una piccola sorpresa carina. sulla porta della mia stanza c'erano due foto di me in accappatoio mentre cucinavo, con un post-it che diceva: "bien rentré d'italie". merci.

giovedì 6 novembre 2008

la vittoria di obama; la victoire d'obama; obama's victory

Alcune considerazioni sulla vittoria di Obama:

1) È afroamericano, giovane e ha un secondo nome islamico (Hussein). La sua elezione è un’ulteriore prova della forza della democrazia americana.
2) Poche persone in Europa lo hanno sostenuto sin dall’inizio. Una di queste è il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni. Questo è un fatto.
3) Molti saranno delusi da Obama. Innanzitutto perché quando una persona fa sorgere aspettative così grandi è poi facile che non riesca a soddisfarle tutte.
Poi perché molti dei suoi fan europei sono di destra e nelle proprie elezioni nazionali hanno spesso rifiutato politiche simili a quelle proposte dal nuovo Presidente degli USA.
La destra italiana al momento si divide tra chi cerca di goffamente di saltare sul carro del vincitore (Gelmini) o chi lo attacca (il senatore Gasparri, il giornale “Libero” – www.libero-news.it).
Ma saranno delusi anche i molti fan di estrema sinistra, che sembrano quasi pensare che ora ci sarà una bandiera sovietica sulla Casa bianca. Ci rimarranno male quando chiederà ai governi europei di impegnare più soldati nella lotta al terrorismo (a cominciare dalla guerra in Afghanistan) o quando le sue politiche a favore dei lavoratori americani renderanno più difficile competere con gli USA.

Conosco le linee guida della sua politica. Se vi rimarrà fedele, resterò d’accordo.

Certaines considérations sur la victoire d’Obama:

1) Il est Afro-Américain, jeun et il a aussi un prénom islamique (Hussein) : sa élection démontre la force de la démocratie américaine.
2) Il n’y a pas en Europe beaucoup de personnes qui ont supporté Obama depuis le début. Entre ces, il y a Walter Veltroni, le leader du Parti démocratique italien.
3) Beaucoup de personnes seront déçus par Obama. D’abord parce que si un politicien soulève si grand attentes c’est facile qu’il ne les satisfera toutes.
Ensuite parce que beaucoup de ses fans sont de droit et ils ont refusé chez eux des politiques similaires à ces du nouveau Président des Etats Uni.
En Italie la droit est divisé entre ces qui essayent de s’approprier d’Obama (par exemple Gelmini, Ministre de l’éducation) et ces qui le critiquent (Sen. Gasparri, le quotidien « Libero » - www.libero-news.it).
Mais aussi beaucoup de gauchistes – socialistes qui vivent encore en XX siècle – seront déçus, quand il demandera plus de soldats pour la guerre contre le terrorisme (notamment en Afghanistan) ou quand ses politiques pour les travailleurs américains rendront la concurrence avec les Etats Uni plus difficile.

Je connais les lignes directrices de sa politique. Si il les sera fidèle, je resterai d’accord.

A few considerations about Obama’s victory:

1) He is African-American, young and has also an Islamic name (Hussein). His election shows the extraordinary strength of American democracy.
2) Few people in Europe supported him since the beginning. One of them is Walter Veltroni, the leader of Italian democrats. And that’s a fact.
3) Many Europeans will be disappointed with the new US President.
First of all because when a men raises so great expectations, it’s easy he could not satisfy all of them.
Moreover because lots of his European supporters are conservatives, and their national election refused politics as similar as Obama’s. Italian conservatives are trying to misappropriate Obama (e.g. Gelmini, Italian Minister of Education) or to attack him (e.g. Sen. Gasparri or the newspaper “Libero” – www.libero-news.it). But also because lots of his European fans still have an old, socialistic view of the World, and Obama doesn’t. They will be disappointed when he will ask European governments a huge effort in the war against terrorism, especially in Afghanistan. Or when his politics for American workers will make the competition with US more difficult.

I knew the guidelines of his politics and if he really realises it, I will agree.

martedì 4 novembre 2008

the dream



«And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream.
I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal." (...)
I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character»

Rev. Martin Luther King, Washington 1963

«In the next 40 years a Negro can achieve the same position as my brother has. Prejudice exists and probably will continue to exist. But we are trying to make progress and we are making progress»

Robert Kennedy, The Washington Post 1961

«That is the true genius of America - that America can change»

Barack Obama, Chicago 2008

la neve

canzo, 4 gennaio 08. steve, disca e il marchio c'erano e sanno di che sto parlando.

l'eremo di san miro a canzo è ricoperto di neve. stiamo finendo l'ultimo pranzo della breve ma intensa (e bellissima) vacanza con gli adolescenti di misinto. da giorni siamo piacevolmente isolati dal resto del mondo. niente tv né cellulari.
mi viene in mente che a chilometri e chilometri di distanza c'è un altro luogo ricoperto di neve, l'iowa, in cui la gente ha appena finito di votare il suo candidato democratico alle presidenziali usa. "ehi, oggi votavano in iowa! chissà chi ha vinto.." esclamo, aggiungendo "sarebbe troppo bello se avesse vinto obama".

dal discorso alla convention di kerry nel 2004 e dall'annuncio della sua candidatura tendo l'orecchio ogni volta che sulla stampa si parla del senatore dell'illinois. qualche volta ho letto i suoi discorsi o addirittura li ho visti su internet.
mi piace il suo modo di essere liberal ma schierato a sostegno delle fasce deboli della società; di essere laico e credente; di essere per la pace, il multilateralismo, la tutela dell'ambiente; di non rassegnarsi al "darwinismo sociale"; di dare speranza alla gente, unirla oltre le divisioni e proiettarla verso un obiettivo comune; di incarnare il sogno americano e le prospettive di una sinistra che voglia vivere nel XXI secolo.

don michele mi stronca subito: "figurati se vince. è di colore. e poi in america vincerà un repubblicano. sono troppo di destra, troppo conserv
atori".
io replico: "invece io spero che vinca lui, a novembre. e credo anche che ce la farà, ho stima e fiducia negli americani".

mentre la neve continua a cadere su canzo, a chilometri e chilometri di distanza barack obama sta per salire sul palco per annunciare la propria vittoria alle primarie dell'iowa, con il famoso discorso "they said this day would never come..". anche lì c'è la neve.


scrivere questo post domani non avrebbe avuto senso.

domenica 2 novembre 2008

"mecchin"

spesso il sabato sera ceno da solo. la cucina resta vuota, i belgi vanno a casa e le africane da qualche amico o parente. restano soltanto (ma mangiano nella cucina dell'altro corridoio) dei ragazzi nord africani. qualche settimana fa una ragazza algerina (velata dottoranda in informatica) vedendomi solo mi aveva invitato ad unirmi a loro. quel giorno avevo già praticamente finito e ho declinato l'offerta, poi per qualche sabato sono stato in giro, ieri finalmente ho deciso di approfittare. ho quindi cenato con due ragazze algerine (l'altra non velata, anche lei dottoranda) e un ragazzo marocchino che, gentilissimi, si sforzavano di parlare tra loro francese e non arabo (vorrei poter dire che anche noi italiani facciamo sempre così). vista la distanza culturale che ci separa e il timore di fare gaffes alla calderloli, ho scelto di ascoltare, prevalentemente, e di lasciare che parlassero loro facendo attenzione alle domande che ponevo cercando di svelare la loro cultura.

per fortuna c'è il calcio, che è un argomento di conversazione universale. il marocchino, saputo che ero interista, ha detto che ammirava molto cannavaro, prima che andasse al real, e ora gli piace cordoba (che proprio cinque minuti prima aveva segnato il gol-vittoria a reggio calabria).

poi la conversazione si sposta sulle elezioni americane (ormai si parla di obama-mccain come di massa-hamilton). lui chiede alle due ragazze chi preferirebbero e loro glissano. allora gli giro io la domanda "se lo chiedi, vuol dire che un'idea ce l'hai".
lui mi risponde: "non saprei, sono combattuto. da un lato preferirei che vincesse obama, perché vuole ritirarsi dall'iraq. nel breve periodo è meglio lui. ma se si guarda a lungo termine è meglio "mecchin". se viene eletto lui è bene, perché attaccherà l'iran e la siria e quindi l'america cadrà più in fretta ("l'amerique tombera vite"). a me non piace l'america. non ho niente contro la gente. ma non mi piacciono le istituzioni. guarda il mondo: l'america è causa delle guerre in iraq, afghanistan, libano, sudan, somalia. ogni volta che c'è un problema, la causa è l'america. per questo voglio che cada e se "mecchin" sarà eletto attaccherà l'iran e questo succederà presto. nella storia dell'islam, quando una nazione lo ha tiranneggiato, l'uma (unione di tutti i musulmani) l'ha sempre sconfitto, da saladino in poi. intendiamoci, non voglio l'america distrutta. mi basta che diventi come la russia, che prima era potente e tiranneggiava e ora è una nazione normale".

le due ragazze lo guardano e sembrano abbastanza perplesse. una (quella senza velo) obietta che questa storia dell'islam sempre vincente non è poi così vera (e già, penso io, ci sono roncisvalle, lepanto, la "reconquista" spagnola) e dice che lei preferirebbe obama senza dubbio perché è per la pace.

non aggiungo commenti.

grand place, bruxelles

grand place, bruxelles