Sul filo di lana ma ce l'ho fatta: la mitica Westvleteren, birra trappista introvabile nei bar, perché commerciata solo dai monaci direttamente ai consumatori, era oggi nel mio palato.
Non male. Ma per quel che ricordo, la preferita resta la Rochefort.
sabato 31 gennaio 2009
venerdì 30 gennaio 2009
ultimi saluti ai ragazzi di bruxelles
Li capisco, ma non glielo posso dire. Li invidio, ma è meglio che lo tenga per me. Li ammiro, in qualche modo: hanno una bella luce negli occhi, più chiara dei lampioni umidi di Bruxelles. Arrivano qui e sono italiani, svedesi, inglesi e polacchi: vanno via e saranno europei. So che può sembrare orribilmente retorico, ma è vero. State sicuri che questi ragazzi non diranno stupidaggini su altri popoli, non coveranno risentimenti nazionali. Vedranno le differenze, che ci sono: ma le apprezzeranno e ci giocheranno, sapendo che insaporiscono la torta dell’Europa.
Gli stages alla Commissione e il programma Erasmus sono i soldi meglio spesi dall’Unione Europea. Sono un modo di costruire consuetudini, e reti di conoscenze: vent’anni dopo, i miei migliori amici in Europa sono quelli delle serate di Bruxelles. Erasmus e stages sono formidabili strumenti contro l’intolleranza. Sono convinto che, davanti a certe affermazioni xenofobe, non serve protestare. Bisogna mettere in mano allo sciocco di turno una Samsonite e un biglietto aereo. Vada, veda. Quando torna, non ripeterà le stesse stupidaggini.
Dico queste cose per me e per voi, naturalmente. I ragazzi di Bruxelles le sanno già, e le tengono nel cuore.
(Beppe Severgnini Italians)
(guarda le foto dell'ultima serata al Delirium)
amsterdam
"Ma come, non fumate? Non annate co' 'e mignotte? E che ce siete venuti affà, allora?" così ci hanno detto dei turisti romani molto interessati al quartiere a luci rosse. Però la domanda può anche essere girata: Amsterdam ha qualcosa da offrire, oltre a marijuana e "female sex workers" (così le chiama la guida e devo ammettere che sembra tutta un'altra cosa)?
Sono contento di poter rispondere di sì.
Amsterdam - per lo meno il suo centro storico - sembra una città bella, affascinante, piena di biciclette e belle ragazze silenziose (no, non in vetrina), con un ottimo rapporto urbanistico tra spazi pieni e vuoti, con angoli (scorcini!) magnifici, tante piante nelle case e fuori da esse. Non sembrerebbe male viverci, anzi.
Molti punti però li perde per una cosa: il museo di Van Gogh non fa sconti agli studenti.
Sono contento di poter rispondere di sì.
Amsterdam - per lo meno il suo centro storico - sembra una città bella, affascinante, piena di biciclette e belle ragazze silenziose (no, non in vetrina), con un ottimo rapporto urbanistico tra spazi pieni e vuoti, con angoli (scorcini!) magnifici, tante piante nelle case e fuori da esse. Non sembrerebbe male viverci, anzi.
Molti punti però li perde per una cosa: il museo di Van Gogh non fa sconti agli studenti.
mercoledì 28 gennaio 2009
mon kot
Quando sono entrato nella mia stanza, mesi fa, l'ho trovata spoglia e un po' triste. Non avevo voluto trasferirmici subito. Jack però mi aveva avvisato: "All'inizio è sempre così, vedrai poi.."
Quella stanza è diventata casa mia. L'unica solo mia, da non condividere con altri. La tana calda dove rientrare nel freddo della notte con l'ultimo Noctis (e a volte dopo).
Oggi ho sbaraccato tutto. Ho tolto le foto, i tappetini, i poster presi al Parlamento UE, quello di capitan Zanetti con la Supercoppa 2008 (io c'ero!), i vestiti, le stoviglie, i libri. Presto porterò via anche i tanti ricordi che ancora ci sono.
La camera ritornerà spoglia e un po' triste, pronta a ricolorarsi secondo il gusto del nuovo inquilino (che Corentin e Frouche sperano sia svedese, prosperosa e disinibita). Questo è il suo lavoro.
Chissà se anche io le mancherò.
Quella stanza è diventata casa mia. L'unica solo mia, da non condividere con altri. La tana calda dove rientrare nel freddo della notte con l'ultimo Noctis (e a volte dopo).
Oggi ho sbaraccato tutto. Ho tolto le foto, i tappetini, i poster presi al Parlamento UE, quello di capitan Zanetti con la Supercoppa 2008 (io c'ero!), i vestiti, le stoviglie, i libri. Presto porterò via anche i tanti ricordi che ancora ci sono.
La camera ritornerà spoglia e un po' triste, pronta a ricolorarsi secondo il gusto del nuovo inquilino (che Corentin e Frouche sperano sia svedese, prosperosa e disinibita). Questo è il suo lavoro.
Chissà se anche io le mancherò.
martedì 27 gennaio 2009
ultima corsa mattutina nel bois de la cambre
Se gli stivali di Jessica Simpson sono fatti per camminare (l'ho detto che oggi sono musicale), le mie scarpe sono fatte per correre. Stremate dall'Erasmus, stamattina hanno percorso i loro ultimi kilometri in un Bois della Cambre nebbioso, a fianco di un lago ghiacciato.
Sono riuscito a correre tutte le settimane, almeno due volte. Non male. Necessario, vista la dieta di qui.
L'alternativa era la "panse à bière".
Oggi pomeriggio invece lavoro alla tesi. Per fortuna ho trovato un po' di libri buoni. Per sfortuna la biblioteca chiudeva alle 5 e ho dovuto fare un sacco di fotocopie in fretta.
Stasera altra puntata di saluti. E domani.. lavori di disfacimento della camera (trasloco, non dò una festa).
serata jazz contro la pigrizia
Mai farsi vincere dalla pigrizia. Ieri sera stavo cedendo. C'era una jam session al Jazz Club di place Coq, il locale di Bxl che mi piace di più e che purtroppo ho scoperto solo nell'ultimo mese. Ugo e Rosario stanchi hanno paccato, Alessandra aveva una cena. Insomma o da solo o niente. La tentazione di stare a casa era forte. Però poi mi sono detto: a casa passerei due ore a fare niente al computer, girando venti volte gli stessi siti; là ci vado per la musica e quella la posso ascoltare anche da solo. Così sono uscito.
Serata stupenda. Sono stato un paio d'ore ad ascoltare le acrobazie dei vari musicisti. C'erano anche altri seduti da soli. Poi ho scoperto che anche loro suonavano. Tiravano fuori la chitarra, la tromba o il sax (tra l'altro, lo sapevate che è un'invenzione belga?), salivano e facevano un pezzo o due.
Confesso che ho avuto il forte desiderio di salire anch'io. Però è sei mesi che non tocco un tasto del piano, il rischio di una prestazione penosa era troppo alto e ho lasciato perdere.
A un certo punto mi sono messo a chiaccherare col vicino, un Lettone che lavora come traduttore al Parlamento europeo e suona il clarinetto. "Good luck! Maybe we will meet in a jazz club in Milan" mi ha detto quando a mezzanotte, da bravo Cenerentolo che doveva prendere il bus, me ne sono andato.
Non ho mai sentito così tanto jazz dal vivo come in questi mesi. Eppure mi è sempre piaciuto "quel suono affascinante che comunque ancora un po' è diverso" (Alex Britti). Però per vari motivi (tra cui per esempio il fatto che qui bastano 15 minuti di bus - e posso anche farmeli da solo - e a casa ne servono 30 minuti in macchina - e in mancanza di compagnia la pigrizia vince) ho sempre sentito pochi concerti.
Più in generale mi sono accorto che qui ho fatto un sacco di cose che in fondo avrei sempre voluto fare, ma che non avevo mai fatto o fatto raramente: dalle frites con salsa samurai alle 2.30 di notte, alla boxe française, ad altre piccole cose. E sia chiaro, nessuno me le aveva impedite. Forse è stata la pigrizia, forse la mancanza di voglia di dover dare spiegazioni (immaginatevi se una sera saltassi su: "ah mondo, stasera prendo la macchina e vado a Milano a sentire un concerto. Come con chi? Da solo.." direi che un "Perché?" non me lo leverebbe nessuno). Forse un po' la mancanza di coraggio, l'idea che "posso sempre farlo un'altra volta". In un certo senso, credo che ci sia un modo "Erasmus" di vivere, ed è farsi guidare dal coraggio senza ascoltare la pigrizia, senza rimandare le cose che a uno piacciono ed ha voglia di fare.
Questo si può fare anche a Milano che in fondo è "vicino all'Europa" (Lucio Dalla; sì oggi sono musicale). Mentre ero seduto al tavolo ieri ci ho pensato. E' tempo di tornare.
Serata stupenda. Sono stato un paio d'ore ad ascoltare le acrobazie dei vari musicisti. C'erano anche altri seduti da soli. Poi ho scoperto che anche loro suonavano. Tiravano fuori la chitarra, la tromba o il sax (tra l'altro, lo sapevate che è un'invenzione belga?), salivano e facevano un pezzo o due.
Confesso che ho avuto il forte desiderio di salire anch'io. Però è sei mesi che non tocco un tasto del piano, il rischio di una prestazione penosa era troppo alto e ho lasciato perdere.
A un certo punto mi sono messo a chiaccherare col vicino, un Lettone che lavora come traduttore al Parlamento europeo e suona il clarinetto. "Good luck! Maybe we will meet in a jazz club in Milan" mi ha detto quando a mezzanotte, da bravo Cenerentolo che doveva prendere il bus, me ne sono andato.
Non ho mai sentito così tanto jazz dal vivo come in questi mesi. Eppure mi è sempre piaciuto "quel suono affascinante che comunque ancora un po' è diverso" (Alex Britti). Però per vari motivi (tra cui per esempio il fatto che qui bastano 15 minuti di bus - e posso anche farmeli da solo - e a casa ne servono 30 minuti in macchina - e in mancanza di compagnia la pigrizia vince) ho sempre sentito pochi concerti.
Più in generale mi sono accorto che qui ho fatto un sacco di cose che in fondo avrei sempre voluto fare, ma che non avevo mai fatto o fatto raramente: dalle frites con salsa samurai alle 2.30 di notte, alla boxe française, ad altre piccole cose. E sia chiaro, nessuno me le aveva impedite. Forse è stata la pigrizia, forse la mancanza di voglia di dover dare spiegazioni (immaginatevi se una sera saltassi su: "ah mondo, stasera prendo la macchina e vado a Milano a sentire un concerto. Come con chi? Da solo.." direi che un "Perché?" non me lo leverebbe nessuno). Forse un po' la mancanza di coraggio, l'idea che "posso sempre farlo un'altra volta". In un certo senso, credo che ci sia un modo "Erasmus" di vivere, ed è farsi guidare dal coraggio senza ascoltare la pigrizia, senza rimandare le cose che a uno piacciono ed ha voglia di fare.
Questo si può fare anche a Milano che in fondo è "vicino all'Europa" (Lucio Dalla; sì oggi sono musicale). Mentre ero seduto al tavolo ieri ci ho pensato. E' tempo di tornare.
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